L’Arte di Vivere le Emozioni

Sabato 03/12/2016 alle ore 16 in via Cagliari 234, nella sede delle ACLI di Oristano, si terrà il seminario dal titolo Bioenergetica “Conoscere il linguaggio del corpo: dalla sensazione alla percezione all’emozione”.

In collaborazione con US ACLI e l’associazione Mondattivo.
15289091_352052378485197_8363354234570981775_o

Si torna a scuola!

Parte la nuova iniziativa delle Acli provinciali di Oristano del “Prestito libri”, con testi destinati al biennio e triennio delle scuole superiori in ambito umanistico, ma non solo sono consultabili anche altri testi relltivi ai servizi sociali per gli studenti universitari e anche per chi semplicemente ama leggere e tenersi informato.

Tutela Fiscale e Tutela Lavoro

Le Acli provinciali di Oristano e il Consultorio Giuridico della Famiglia inaugurano un nuovo servizio per i cittadini. Lo sportello “Tutela fiscale e tutela lavoro” è un servizio rivolto a persone e associazioni, è indirizzato a dare risposte e informazioni in materia fiscale e in tema di rapporti di lavoro.


Collaborano al servizio professionisti convenzionati ed esperti.

Lo sportello è aperto tutti i mercoledì dalle ore 16 alle ore 18, presso la sede Acli in via Cagliari 234 ad Oristano. 

Laboratori di Conoscenza

I Laboratori di Conoscenza sono promossi dalle A C L I provinciali di Oristano in collaborazione con l’Istituto di Studi e ricerche “Camillo Bellieni” e con Of.Fi.La.Fi, Officia Filosofica, Laboratori Filosofici per la vita quotidiana, di Sassari e tratteranno di:
•Lingua sarda
•Storia e cultura della Sardegna
•Progettazione Europea
•Lingue straniere
•Lingua italiana per stranieri
•Sostegno allo studio
•Comunicazione ed educazione al cambiamento
•Seminari filosofici

Complicate il doodle Iscrizione laboratori di coscienza o scrivete a: lab.conoscenzaacli@gmail.com

image

image

image

19 marzo, festa del papà

image

Oggi è la festa della nostra organizzazione.  Auguri a chi desidera rafforzarla e non distruggerla dietro personalismi narcisisti

San Giuseppe lavoratore

Sono passati 55 anni da quando il papa Pio XII istituì la festa liturgica di san Giuseppe lavoratore nel giorno del 1° maggio e affidò ogni uomo che lavora sotto la custodia dell’umile artigiano di Nazareth, che «impersona presso Dio e la Santa Chiesa la dignità del lavoratore».1
In modo eminente nella memoria di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell’uomo, esercizio benefico della sua custodia del creato, servizio della comunità, prolungamento dell’opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (cfr Conc. Vat. II, Gaudium et spes, 34).

Il culto

San Giuseppe, uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, sposo della beata Vergine Maria, fece da padre a Gesù, e da falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro a procurare, nella santità della vita, beni di sussistenza per la Sacra Famiglia. Nella sua bottega iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini al punto che Gesù è conosciuto come «il figlio del falegname» (Mt 13,55). La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto da Dio a custodia di ogni famiglia e dei lavoratori che lo venerano come esempio di dedizione.
Il Vangelo definisce san Giuseppe «uomo giusto» (Mt 1,19), la tradizione lo qualifica come nutritor Domini, la locuzione italiana “padre putativo” è giuridica, il titolo latino indica piuttosto i compiti di sicurezza, educazione umana e tutela svolti da chi seguì da vicino la crescita di Gesù.
Per trovare i primi accenni a un culto pubblico ufficiale diffuso dobbiamo arrivare all’XI secolo. La data del 19 marzo, come propria di una memoria liturgica di san Giuseppe, è segnalata per la prima volta in un martirologio dell’VIII secolo, originario probabilmente della Francia settentrionale o del Belgio. Il motivo della scelta di questa data ci è sconosciuto. Qualche studioso la riconduce a una festa che si celebrava a Roma in onore della dea Minerva e che era assegnata proprio al 19 marzo. Tale ricorrenza, a Roma, era la festa di tutti gli artifices, una specie di grande festa operaia, quasi un’anticipazione del nostro 1° maggio.
Fin dall’antichità, quindi, la Chiesa aveva associato la figura di san Giuseppe al lavoro. Dalla seconda metà del Quattrocento la figura del santo acquista sempre maggiore rilievo, come testimonia il continuo crescere di grado della memoria liturgica. Ma per un collegamento esplicito con il mondo del lavoro dobbiamo attendere Leone XIII, che inviterà gli operai a ricorrere a san Giuseppe «quasi per un diritto loro proprio e imparare da lui quello che devono imitare… Nessun lavoro, anche manuale, è indecoroso. Anzi, può diventare titolo di nobiltà, se esercitato con dignità».2 Anche Pio XI presenterà san Giuseppe come modello e patrono degli operai: Egli «con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano, ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane col lavoro delle loro mani e meritò di essere chiamato il Giusto, esempio vivente di quella giustizia cristiana, che deve dominare nella vita sociale».3

Pio XII e il 1° maggio 1955

Nel 1955 la Chiesa propose ufficialmente la figura di san Giuseppe come modello per i lavoratori. Si introduceva così una prospettiva religiosa in una giornata la cui origine risaliva al 1° maggio 1890, giorno in cui simultaneamente i lavoratori di vari paesi per la prima volta chiedevano, con pubbliche manifestazioni, la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore. Nascerà così la festa del lavoro, che la Chiesa volle illuminare con l’esemplarità dell’artigiano di Nazaret, cui fu affidato lo stesso Divino Lavoratore.
Il 1° maggio 1955 papa Pio XII si rivolgeva alle ACLI nel decennale di fondazione. Siamo nella terza fase del lungo pontificato di papa Pacelli e, dopo i duri contrasti con i regimi fascista e nazista, dopo il ciclone bellico, l’azione del Papa mostra una precisa scelta pastorale per la ricompaginazione del mondo cattolico in un decennio di veloci cambiamenti: il crescente inurbamento, l’affermazione dell’industria e la perdita di peso di artigianato e agricoltura, la diffusione di costumi e modelli di vita estranei alla cultura cattolica italiana, i prodromi di un miglioramento economico che avrebbe toccato il culmine nei successivi anni Sessanta.
Nel suo discorso Pio XII esortava con forza i lavoratori: «Se voi volete essere vicini a Cristo, Noi anche oggi vi ripetiamo “Ite ad Ioseph”: Andate da Giuseppe! (Gen. 41, 55)».
L’Osservatore Romano ne dava così notizia: «La presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo operaio. Il 1° Maggio solennità cristiana». Le foto dell’epoca presentano un colpo d’occhio straordinario: piazza San Pietro era gremita e la folla, riempita anche piazza Pio XI, debordava lungo il corso di via della Conciliazione.

[Don Angelo Casiledirettore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro]